venerdì 25 marzo 2016

Dal Diario di Lei: Lei pensa che non sia il momento di piangere

Lei stanotte non riusciva a dormire.
E quando non dorme, Lei pensa.
Riflette, rimugina.
La sera prima aveva visto tante facce del suo vecchio lavoro, sì quello in politica.
Certo le hanno parlato tutti, le hanno chiesto se Alessandro dorme e mangia, se Elena ha scelto la scuola superiore e altre "cose da mamma", perchè le "cose della politica", a quanto pare, non fanno più per Lei, Lei che non è più Cristina, ma la moglie di Giusto e la mamma di Elena e Alessandro, questo è Lei per il resto del mondo.
Lei però non è solo questo: si interessa ancora di politica ed è, ad esempio, una blogger e fa un altro lavoro anche, insomma avrebbe mille argomenti di conversazione oltre a moglitudine e mammitudine.
Lei ricorda che non molto tempo fa, ad un corso di comunicazione, chiesero ai partecipanti cosa sognavano da ragazzi di fare da grandi.
Lei rispose che avrebbe voluto scrivere un romanzo di successo e diventare ministro degli esteri.
Forse ve l'avevo già detto.
In questi giorni Lei ha letto con disappunto che una donna incinta non può candidarsi a sindaco. Lei avrebbe detto che la signora in questione forse non è la più indicata, per le sue posizioni estreme, perchè per governare è necessario mediare e non solo attaccare, ma perchè? Perchè invece si è parlato solo dei pro e dei contro dovuti alla sua gravidanza???
E poi l'alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza europea si è messa a piangere...
Ok, Lei non ci sta.
Molti hanno detto è umana, altri, tra cui la candidata a sindaco di cui sopra hanno sbraitato, purtroppo confermando l'opinione che, no, non si governa per estremismi: lei offesa, offende e non è così che funziona.
Eppure, Lei confessa a voi su questo blogghetto che  solo pochi ma buoni leggono, che quelle lacrime le hanno fatto una gran rabbia.
Le avrebbe comprese in privato, ma in pubblico no.
In pubblico sono state un errore.
L'alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza non può mettersi a piangere davanti al mondo, è un'ammissione di debolezza che proprio non va.
Lei ci rappresenta, rappresenta un intero popolo europeo ferito e spaventato da un terrore subdolo che proprio questo vuole: vuole che siano le emozioni, o peggio, l'emotività a prendere il sopravvento, il caos a prevalere sulla razionalità.
Le sue parole, le sue dichiarazioni, il suo ruolo sono stati inficiati da quel pianto.
Se tuo figlio - tanto per ragionare da mamma - piomba in camera nel cuore della notte e ti dice che ha avuto un incubo o che ha paura del temporale, tu, mamma che fai? Ti metti a piangere assieme a lui?
Se tua figlia sta male, magari al punto da doverla portare in ospedale, che fai? Ti metti a piangere?
Quante volte la vita di mamme, mogli, figlie, sorelle, amiche ci pone di fronte a situazioni in cui ci si fa forza e si mandano giù le lacrime, perchè, no, non è quello il momento di piangere.
Ci vuole tanta forza, ma è per questo che, anche se spesso non ce lo ricordiamo, siamo dei punti di riferimento di cui non si può fare a meno.
Viviamo tempi difficili e no, non è proprio il momento di mettersi a piangere.
Ora l'ho scritto e mi sento meglio.
No non sono una scrittrice di successo e no non sono un ministro degli esteri.
Sono una mamma con un bimbo di tre mesi in braccio che scrive da una cucina qualunque, di un paese qualunque, in un giorno qualunque.



To be continued...

Immagine presa dalla rete

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