lunedì 26 giugno 2017

Le ricette del lunedì: crocchette di zucchine e patate

Cosa fai se una tua ex compagna di scuola nonché amica ti chiede una ricetta, dopo aver visto la foto pubblicata sul tuo profilo instagram?
Ovviamente trovi un attimo e la scrivi.
Dove?
Sul blogghetto che sì ultimamente è un po'in disuso, ma è sempre bello avere l'occasione per tornarci di quando in quando.
In realtà c'è anche sospeso a mezz'aria un progetto di totale rinnovo, ma gli impegni di bi-mamma lavoratrice hanno un tantino preso il sopravvento su ogni altra attività collaterale.
Andrà meglio più avanti.
Intanto ecco qua di seguito la ricettina di queste deliziose e facilissime crocchette, dedicata a Maria Francesca e a tutte/i le/gli appassionati/e del genere.

Ingredienti

2 patate medie
2 zucchine medie
1 uovo 
2 cucchiai di parmigiano
maggiorana
uno spicchio d'aglio
pangrattato
sale
olio per friggere
olio EVO

Lessate le patate, passatele allo schiacciapatate e lasciatele raffreddare.
Grattugiate le zucchine e fatele cuocere qualche minuto in padella con uno spicchio d'aglio, un cucchiaio d'olio e una spolverata di maggiorana. Togliete l'aglio e lasciate raffreddare anche le zucchine.
Mescolate le patate e le zucchine, aggiungete l'uovo, il parmigiano e regolate di sale.
Formate le crocchette aiutandovi con il pangrattato e friggetele in abbondante olio caldo. Io ho utilizzato quello di arachidi.
Servite tiepide sono un ottimo aperitivo, ma anche una golosità per i più piccini.
Provare per credere!
E continuate a seguirmi qui e sui social :)


Foto: Cristina

lunedì 5 giugno 2017

#MammeinParlamento

E' tanto, troppo tempo che non scrivo in questo spazio.
Un po' è la mancanza di tempo, in giornate stracolme di impegni tra lavoro, casa, marito e figli ovvero - nel giusto ordine - tra figli, marito, lavoro e casa e un po' la pigrizia che, una volta sbrigato tutto il possibile mi assale, inutile nasconderlo, inutile celarsi dietro a un dito.
Perchè per scrivere ci vuole un momento dedicato, soprattutto se si vuole comunicare qualcosa a chi sai che ti sta leggendo, a chi sai che ti aspetta e che si sta chiedendo perchè non lo fai più.
E le giornate passano veloci e, di colpo, non sono più giornate, ma mesi.
E' un periodo strano.
In cui devo prendere decisioni importanti che riguardano proprio l'organizzazione delle mie giornate e del mio tempo.
Elena stava crescendo e pensavo di aver finalmente trovato (o ritrovato) un equilibrio, ma diciassette mesi fa è arrivato Alessandro e sono ripiombata di colpo, dopo 13 anni, nel tunnel dell'incastro magico.
E sono più stanca.
E a volte vorrei mollare tutto lavorativamente parlando, perchè quando lui si avvinghia a me con le manine appiccicose e lo sguardo implorante, la fermezza di lasciarlo in mani altrui è più debole di un tempo.
Mi sarebbe piaciuto andare a Roma per partecipare a questa bella iniziativa organizzata da Fattore Mamma in collaborazione con Italian Digital Revolution



ma non mi sarà possibile, per i motivi di cui sopra (figli, marito, lavoro, casa).
Però il tema è importante ed è fondamentale che se ne parli e che se ne discuta nei luoghi giusti.
Abbiamo bisogno non solo di leggi che rendano la maternità non un incubo, ma un bel progetto da intraprendere senza patemi e ansie da oddiocomefaccio, oddioseperdoillavoro, oddiocomefaremoamantenerlo, oddiocomefaròafaretutto. 
Abbiamo bisogno di un radicale cambio di mentalità su queste tematiche, perchè il nostro Paese sta invecchiando e, anche se i nostri anziani costituiscono una ricchezza inestimabile, abbiamo bisogno di bambini, abbiamo bisogno di futuro per portare avanti il meglio di noi, la nostra straordinaria essenza.
Bisogna partire dal mondo del lavoro, perchè il nostro tessuto produttivo è fatto di tante piccole e medie aziende, dove una maternità è spesso un problema, perchè il venir meno di una persona nel piccolo, non ha lo stesso impatto che nel grande e se poi quella persona è una lavoratrice autonoma o una libera professionista, la situazione è ancora più complessa. 
Ben vengano i bonus asili nido, ma che senso ha un bonus asilo nido se abbiamo asili nido che chiudono alle 4 del pomeriggio? O che sono chiusi a luglio e agosto?
E che senso ha il bonus baby sitter fatto solo per evitare il congedo parentale? Scusate ma la baby sitter non serve solo nei primi mesi di vita del bimbo, anzi! Nei primi mesi di vita del bimbo, visto che sarebbe cosa buona e giusta allattare, serve proprio il congedo tranquillo per la mamma che deve ripigliarsi da tutto un po' e godersi suo figlio e la baby sitter serve dopo quando la mamma riprende il lavoro, quando il bimbo si ammala e non può andare al nido e non ci sono i nonni vicini o viventi e nemmeno il papà, perchè il congedo per i papà ha proporzioni ridicole, rapportato alle necessità che si presentano per accudire un bimbo nei primi anni di vita.
Bisogna creare un tessuto normativo concreto e a reale misura di mamma e papà, non provvedimenti spot inventati per rimediare un consenso in più quando si è in odore di campagna elettorale.
Ci vogliono risposte a richieste precise e spero che in un'occasione come questa le mamme facciano sentire forte e chiara la loro voce.
E che pretendano un cambio di rotta articolato su più fronti: da quello del lavoro, al welfare, alla sanità, alla scuola, ai servizi.
Perchè migliorare è possibile, ma finchè non se ne discute in maniera seria, altre problematiche passano avanti e la maternità finisce in fondo alla fila, per essere tirata fuori appunto in zona cesarini, in questo o quel programma elettorale, giocando a chi la racconta meglio.
Ecco.
Questa è solo una mia piccola riflessione, scritta di getto e che non mi soddisfa, perchè, appunto è un tema complesso, che non può esaurirsi in poche righe. La lascio comunque andare qui, nel mare di internet, quasi fosse un messaggio in bottiglia, indirizzato a quelle mamme e donne che domani saranno a Roma.
Un piccolo gesto di vicinanza, di sorellanza.
Internet, strumento ormai fondamentale d'opinione e condivisione, può essere un alleato potente per le mamme, per cambiare le cose. 
Lo dobbiamo alle nostre figlie e anche ai nostri figli. 
Dobbiamo muoverci e scrollarci dal torpore della sterile lagnanza per consegnare loro un'Italia migliore.
Sono tempi difficili, ma, come genitori, siamo abituati alle difficoltà e soprattutto alle sfide.
Oggi giorno è una sfida, perchè non esiste il manuale del genitore, non ti dicono veramente come sarà quando esci da quell'ospedale con uno o più frugoletti al seguito.
L'essere genitore si costruisce ogni giorno e ogni giorno possiamo provare a rendere questa sfida un pochino meno complicata, un pochino meno esercizio di giocoleria pesante.
Si può fare e quindi
FACCIAMOLO!
Stop.

Fine dell'arringa :)

E buona serata...

venerdì 9 dicembre 2016

I Maya a Verona

Alcuni giorni fa, come chi mi segue su Instagram avrà notato, mi trovavo a Verona per lavoro e avevo una mattina libera tra un corso ed una riunione.
Poichè la mattinata si era presentata allegramente con un diluvio in piena regola ho deciso di approfittare per andare al Palazzo della Gran Guardia a visitare la mostra sui Maya, di cui mi aveva parlato la mia mamma, sempre attenta agli eventi d'arte del nostro bel Paese.



Una civiltà affascinante e misteriosa quella dei Maya, ben narrata in questa mostra che non è di grandi dimensioni, ma è indubbiamente ricca di reperti preziosi e interessanti.

Come si legge sul sito ufficiale :

"La mostra “Maya. Il linguaggio della bellezza” è una mostra dell’INAH (Instituto Nacional de Antropología e Historia), l’istituzione più importante del Ministero della Cultura del Messico.
Curata da Karina Romero Blanco e strutturata in quattro sezioni, l’esposizione, che è il risultato della particolare attenzione per le tematiche specificamente artistiche della civiltà maya, presenta oltre 250 reperti (sculture in pietra, stele monumentali, elementi architettonici, figurine in terracotta, vasi, maschere in giada, collane, orecchini, strumenti musicali, incensieri, ecc.) che danno al visitatore la possibilità di esplorare gli aspetti artistici di una delle civiltà più affascinanti dell’America precolombiana.
L’INAH è l’istituzione più importante della ‘Secretaría de Cultura de México’, incaricata della ricerca, conservazione e diffusione del patrimonio archeologico, antropologico, storico e paleontologico del Messico, con il fine di rafforzare l’identità e la memoria della società che lo detiene."
E' quindi un'occasione davvero unica per ammirare manufatti provenienti dal lontano Messico, così diversi da quelli delle nostre culture antiche.
Penso ad esempio ai canoni di bellezza, cui siamo abituati in relazione alle antiche civiltà mediterranee, qui è tutto altro: una raffigurazione così diversa dell'umano e del divino e un rapporto radicato con il mondo animale fatto di simboli precisi e attribuzioni di poteri che mi hanno ricordato il rapporto uomo-animale presente anche nell'antico Egitto.
Le quattro sezioni in cui si articola l'esposizione sono: il corpo come tela; il corpo rivestito; la controparte animale; i corpi della divinità.
Mi ha colpito il non utilizzo di metalli preziosi come l'oro e l'argento, preziosi per noi, ma non per i Maya che pur li avevano a disposizione e che furono all'origine della loro distruzione;



e poi la loro scrittura...


"La bellezza è negli occhi di chi l'apprezza, contemplarla trasforma le nostre emozioni e migliora la nostra energia. E' una percezione concettuale legata a tutti gli aspetti della vita e l'arte è una delle forme in cui si esprime: ne è il linguaggio".








E poi le tante sculture di animali, ognuna con il loro significato...




Pensate, ad esempio, che per i Maya la scimmia rappresentava le arti ed era incaricata di trasmettere agli uomini i disegni divini attraverso la scrittura, era il guardiano della saggezza:


Insomma tutto molto diverso dal nostro modo di concepire l'arte e la bellezza.

Tra l'altro all'ingresso del palazzo che ospita la mostra potete ammirare una riproduzione in legno e metallo della Nike di Samotracia opera di Francesco Rubino, tanto per darvi l'idea del contrasto.


La mostra è visitabile fino al 5 marzo 2017 (qui trovate orari di apertura ordinari e straordinari e costo dei biglietti con l'audioguida inclusa).
E' organizzata da Kornice e Arthemisia Group.
E ve la consiglio - se siete in zona - merita davvero.
Ve ne ho fornito solo un piccolo estratto, così da ingolosirvi un pochino. 
Se l'avete visitata scrivetemi la vostra opinione, sono curiosa.
Buon fine settimana e a presto :)

Foto: tutte le foto di questo post sono opera mia

lunedì 24 ottobre 2016

Le ricette del lunedì: zuppa di cavolo nero

Questa zuppa, come avete visto su Instagram, l'ho preparata ieri pomeriggio.



Un pomeriggio domenicale uggioso e un po'umpf, di quelli che capitano a volte e in cui ti pare che il domani, anzi lo stesso presente sia insormontabile, per il mare di cose da fare che ti si arrovellano nella testa da bi-mamma che ha ripreso pure a lavorare (ma quando ha realmente smesso?), che vorrebbe continuare a scrivere (ma quando trovare il tempo?) e vorrebbe avere figli felici (su quello ci siamo, a parte qualche calo da paturnia adolescenziale sul fronte della grande) e casa in ordine (il mood sepolti in casa al momento è un tantino prevalente).
Ah sì e poi vorrebbe fare ancora e ancora e...
Niente.
La giornata ha solo 24 ore (perchèèèè???) e io ho solo due mani.
Sigh.
Comunque avevo bisogno di una zuppa calda e confortante.
Questa è facile, veloce e buona buonissima.
Provare per credere!

Ingredienti:

Cavolo nero
1 cipolla
2 carote piccole
2 piccole patate
un gambo di sedano
due patate piccole
500ml circa di brodo vegetale
un rametto di rosmarino
olio EVO
pepe
montasio stagionato e crostoni di pane per completare il tutto

Ho preparato il soffritto con cipolla, carota e sedano. Ho aggiunto il cavolo tagliato grossolanamente, le patate a cubetti e il rametto di rosmarino.
Ho aggiunto il brodo vegetale (dove c'è un bimbo piccolo il brodo vegetale non manca mai :)
e lasciato cuocere per una buona mezz'ora e comunque fino al raggiungimento del grado di densità che preferite.
Ho servito ben calda, con i crostoni di pane aromatizzati sfregandoli con un po'd'aglio, il montasio grattugiato e una spolverizzata di pepe.


Che ne dite?
Vi ho dato un'idea per cena?
Buona serata e a presto :)

PS. E se avete quache altra ricetta di comfort-zuppa linkatemela, please. Grazie!

Foto: Cristina

lunedì 19 settembre 2016

Le ricette del lunedì: gnocchi di semola al prosciutto

Su richiesta della mia cara amica Dalia, ecco la ricetta degli gnocchi di semola che ho pubblicato (e preparato) sabato sul mio profilo instagram .
Gli gnocchi di semola sono un piatto versatile che può declinarsi in una marea di variazioni.
A me piacciono molto semplici, accompagnati da una salsa di pomodoro e basilico, oppure con i funghi.
Elena adora invece questa versione con il prosciutto cotto.
In genere preparo l'impasto al mattino presto e poi li cucino poco prima di pranzo.



Ingredienti:

500 ml di latte
70g di burro + un po' per ungere la teglia
125g di semolino
2 cucchiai di parmigiano
1 tuorlo
sale, pepe, noce moscata
circa 3 fette di prosciutto cotto.

Ho portato ad ebollizione il latte con 30g di burro, sale, pepe e noce moscata q.b.
Ho tolto dal fuoco, versato il semolino a pioggia, aiutandomi con una frusta. Ho fatto cuocere il semolino alcuni minuti (più o meno finchè non si stacca dai bordi del pentolino) mescolandolo fino ad ottenere un composto saldo.
Ho lasciato intiepidire e aggiunto nell'ordine il parmigiano, l'uovo e il prosciutto tritato.
Ho amalgamato il tutto e formato un cilindro, aiutandomi con la carta da forno.
Ho lasciato raffreddare.
Alla fine ho tagliato i dischi e li ho posti nella teglia imburrata; ho cosparso di parmigiano e con il restante burro fuso; ho infornato a 200° per una ventina di minuti, ovvero finchè non si forma un po' di crosticina sulla superficie degli gnocchi.
Vanno serviti tiepidi, per la gioia del palato di grandi e piccini (anche Alessandro ha mostrato di apprezzare l'assaggio).

Son giornate dense di cose da fare, di impegni, di scadenze, di un anno nuovo da organizzare.
Il week end è stato troppo breve, ma intenso e semplice.
E tra poco anche questo lunedì sarà archiviato...

Tante cose, ma questo blog sarà sempre una di quelle cose.

Buonanotte e a presto. C.   :)

Foto: Cristina dal profilo instagram mcris9

martedì 19 luglio 2016

In questi mesi di bi-mammitudine ho imparato che...

La vita è un imparare continuo.
La mammitudine è una materia della vita estremamente complessa,  che ti mette costantemente alla prova.
Non sei mai abbastanza preparata.
Non hai mai studiato abbastanza.
Le lezioni sono sempre nuove: a volte entusiasmanti, a volte terribilmente noiose.
Gli esami sono a cadenze regolari e non puoi svicolare.
Non ci sono manuali che tengano, ma ci sono tanti che pensano di sapere
e - sappiatelo voi che leggete - non sanno proprio un bel niente.
Le mamme sono preda di questi presunti tuttologi della mammitudine che regalano perle di fantomatica saggezza, come le noccioline agli scoiattoli.
I social poi, ne sono un vivaio in incremento continuo.
In questi mesi di mammitudine ho imparato a essere completamente sorda ai consigli non richiesti e parzialmente sorda a quelli richiesti, perchè abbiamo l'abitudine insana al chiedere consigli agli altri, per la perenne insicurezza di non essere perfettamente all'altezza.
In questi mesi di mammitudine ho imparato, che sì, sono all'altezza.
Di cosa?
Del meraviglioso, snervante, totalizzante compito di mamma.
Mamma di un'adolescente e mamma di un neonato.
Mamma di due sfide infinite.
Ho imparato a dialogare con l'una e a delegare senza remore con l'altro.
Ho imparato che lei ha ancora bisogno del mio tempo e che lui... pure.
Ho imparato che, no, non posso far tutto.
E' un falso mito, quello della superdonna che coniuga ogni cosa come i verbi latini.
Bisogna rinunciare a tanto, bisogna mettere da parte una fetta di sè, conservarla certo, ma nell'angolino della dispensa, perchè c'è un tempo per ogni cosa e ogni cosa a suo tempo.
E forse per alcune cose il tempo non verrà mai.
Punto.
Ho imparato ad essere indulgente con me stessa, con i miei limiti, con le mie ansie.
Ho imparato che è inutile spiegare ad un bambino piccolo il senso del tempo, perchè lui non lo capisce, lui non conosce il prima, il dopo, un attimo e arrivo, lui ti vuole, vuole il tuo sguardo, i tuoi baci, lui brama le tue carezze e il suono tranquillo della tua voce, li vuole tutti, subito, costantemente e senza rimandi.
Ho imparato che non serve snocciolare la compilation delle ninne nanne, ne basta una ripetuta come un mantra, piano piano - trovare gli ingredienti in rima per migliaia di caffè della Peppina è un esercizio mentale che la settimana enigmistica non è nulla al confronto, sappiatelo.
E che a volte non serve nemmeno quella, bastano gli sguardi e le carezze, perchè lui si abbandoni al sonno.
Ho imparato che metterlo nel lettone per farlo dormire e poi spostarlo nel suo lettino, non è il male, ma un toccasana per la mia schiena, che, sì ho passato i 40 e un bambino di oltre 10 kg per 70 cm, col cavolo che lo cullo più di 5 minuti 5 :D
Ho imparato ad ascoltare il suo pianto e a non averne paura, perchè lui non ha altro modo per chiedere e se non lo si ascolta non gli si può dare.
Ho imparato che si può fare un cesareo ed essere felici della scelta fatta, perchè nessuno dei due ha rischiato la vita, che, per me, il parto naturale della prima è stato un incubo senza fine, altro che gioia di fare la brava mamma (e no, non sono una che non sopporta il dolore, credetemi, ne ho sopportato tanto).
Ho imparato che non sono meno mamma se ho allattato poco, ma anzi, sono una grande, perchè ho allattato il più possibile, nei limiti del possibile e, nel poco, ho fatto meglio della prima volta.
Ho imparato che se una pappina non gli va, perchè fa una smorfia schifata è inutile insistere per la gioia di vedersela tirare in faccia, basta cambiare pappina e lo svezzamento procede sereno, perchè non è un bambolotto, è una persona e quindi chi ha detto che non possa avere i suoi gusti? E se il pesce non gli piace, gli piacerà più avanti o forse non gli piacerà mai, come a suo padre.
Ho anche imparato che le pappine pronte non sono il male, ma la salvezza, vedasi il di sopra concetto che non sempre si riesce a fare tutto.
Le mamme non hanno un capo a cui rispondere, ma hanno il loro senso di colpa.
Ho mandato a fanc.. ehmm.. a Forlì-Cesena il mio senso di colpa.
Ho imparato che non posso aver sempre ragione con la grande, solo perchè sono più grande (anzi ora lei è più alta di me).
Ho imparato a lasciarle spazio, a darle tempo, a non cercare di capire per forza i momenti no, perchè uno può avere una giornata storta e punto.
Poi passa.
Ho imparato a mettermi in discussione, a riflettere di più, a ritornare con la mente a quando avevo 12 anni, a cosa pensavo allora, quando tutto era o bianco o nero, quando l'immane tragedia era sempre dietro l'angolo, foss'anche un semplice antiestetico brufoletto sulla guancia.
A volte sono stanca, così stanca che vorrei davvero avere la possibilità di fuggire, vorrei tornare all'assenza di responsabilità del prima.
Ma poi schiaccio reset sulle nuvolette di paturnia e sorrido a questa vita che nonostante tutto mi sorride.
Chiudo gli occhi, faccio un bel respiro e riparto.
E magari mi prendo un momento di tempo per scrivere, perchè ci vuole anche quello.
Perchè anche un po' di tempo per me è importante, poco ma buono.
Ho imparato a dare il mio tempo, ma anche a riprendermene un po', quando capita, senza un programma fisso, quasi fosse un regalo.
Un bel regalo.
Ho imparato anche questo.
E ne sono orgogliosa.



Buona giornata e alla prossima puntata :)

Foto: Cristina

lunedì 20 giugno 2016

Dal Diario di Lei: su il sipario.

E' arrivato il tanto atteso giorno del saggio.
Quel momento preparato, sognato, atteso,
a volte, quando un passo non riesce,
anche odiato.
Lei lo sa.
Lo sente, lo vive, assieme alla sua prima bimba, ora ragazza.
Lei l'ha seguita e la segue sempre, fin dal primo passo.
Ma da lontano,
proprio come nella vita.
Lei sta al di qua del palcoscenico,
perchè la scena sia tutta sua.
La ricorda piccolina, al primo saggio, vestita da ranocchietta.
La lasciò in teatro, in un caldo pomeriggio senza timore, perchè lì doveva e voleva andare.
Anche oggi te ne sei andata, con la tua borsa piena di sogni.
Brillanti, importanti, tutti tuoi.
Ti sei guadagnata quel palcoscenico con un lavoro duro e costante,
impegnandoti come sai fare,
come vuoi fare.
Le vecchie prime scarpe sono rimaste a casa,
raccontano che sei cresciuta,
che stai crescendo.
Lei lo sa.
Lei, io, sarò là ad applaudire.
E so che mi batterà forte il cuore.
E so che sarò orgogliosa.
E lo dovevo scrivere perchè è una cosa bella,
perchè così anch'io inganno la tensione che non si scioglierà fino a quando non ti vedrò su quel palco, fino a quando non si alzerà il sipario.
A stasera cara la mia ragazza.
A stasera.
Io per ora aspetto qui, a casa, assieme alle tue prime, vecchie scarpe da punta.


To be continued...

Foto: Cristina
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