lunedì 23 febbraio 2015

Dal Diario di Lei: gente da teatro

Lei pensa che fare la fila al guardaroba del teatro dopo uno spettacolo sia un'esperienza trascendente.
E non stiamo parlando del dopo-spettacolo di uno show hippy post Woodstock, ma di un balletto classico.
Avete presente?
Quello sulle punte, con ballerine eteree che sfiorano la scena e torniti ballerini in calzamaglia che le sollevano come se Newton con le sue leggi non fosse mai esistito.
Sì quello.

Quello a cui si dovrebbe accedere con una sorta di reverenza,
non con la borsa della spesa, da utilizzarsi come mezzo antisfondamento.
Perchè non ti serve la scorta di acqua minerale, nè lo snack cerealizzato-azuccherato, nè le cuffiette, nè le scarpe da ginnastica, santo cielo!
Perchè al termine, mentre ancora scrosciano gli applausi, non devi correre a buttare la pasta e non è necessario alzarsi di fretta, camminando sui piedi di quelli che hanno ancora gli occhi lucidi di emozione per la meraviglia appena conclusa.
In fila - Lei osserva - puoi scorgere in accalcato disordine sparso:
il tizio con look da muratore easy chic, jeans strappato e finto-macchiato;
il falso-boscaiolo con classico esempio di camicia quadrettata, per l'uomo che non deve chiedere mai;
l'accaldata che lascia poco spazio a qualsiasi immaginazione,
perchè più che un vestito indossa una guaina elastica,
la freddolosa previdente, quella che accompagna l'amica, "perchè io non lo lascio il visone al guardaroba" magari occupo due posti, ma non lo lascio, no, no;
il trendy quello che parla con la "v", che sfoggia la sua sciarpa di "Vobevta di Camevino" e "si annoia tevvibilmente nell'attesa";
l'informata sul gossip che rimbrotta l'ignara di gossip "ma come non seguivi Amici??? Non sai chi è Anbeta???;
la madre incoraggiante alla figlia paffutella: "hai visto com'erano brave e magre le ballerine?Te lo dico sempre di impegnarti di più a danza e non mangiare schifezze, ma granaglie asortite";
quello con il vestito a costine di velluto, l'occhiale con lo scotch e lo sguardo assente, che fa tanto professore trasandato in un film d'essai;
e la ragazza in rosso fanale, con il vestitino rosso, il rossetto rosso, il sandalo rosso e il tacco sopra il 15 che si muove aggraziata come una gazzella con l'ernia e cerca convulsamente qualcosa o meglio qualcuno a cui sorreggersi...
Lei poi sbircia, la ragazza al suo fianco,
silenziosa,
lo sguardo assorto, quasi fosse ancora davanti a quel palco.
Il vestitino elegante ma non eccessivo;
le ballerine di vernice lucide e nere
che stanno da sole in posa da ballerina;
il programma della serata stretto in mano, come un tesoro.
La confusione,
il caleidoscopio umano che le ondeggia attorno,
non la sfiorano minimamente.
Poi si esce nel freddo umido di pioggia della sera
e la ragazza le dice
"Mamma penso che un giorno andrò a Parigi e poi a Londra e poi a Mosca, a Berlino e New York..."
Lei sospira.
Questa cosa che i figli crescono è tanto bella quanto dirompente, anche se lo fanno in punta di piedi, senza troppo chiasso.
Lei appunto da un lato sospira, ma dall'altro...
Sì, una scia di felicità le si insinua dentro e le riscalda il cuore.
Chiamatelo orgoglio di mamma...
Perchè è forse un delitto?

To be continued


Foto: l'immagine è tratta dalla rete

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