venerdì 9 dicembre 2016

I Maya a Verona

Alcuni giorni fa, come chi mi segue su Instagram avrà notato, mi trovavo a Verona per lavoro e avevo una mattina libera tra un corso ed una riunione.
Poichè la mattinata si era presentata allegramente con un diluvio in piena regola ho deciso di approfittare per andare al Palazzo della Gran Guardia a visitare la mostra sui Maya, di cui mi aveva parlato la mia mamma, sempre attenta agli eventi d'arte del nostro bel Paese.



Una civiltà affascinante e misteriosa quella dei Maya, ben narrata in questa mostra che non è di grandi dimensioni, ma è indubbiamente ricca di reperti preziosi e interessanti.

Come si legge sul sito ufficiale :

"La mostra “Maya. Il linguaggio della bellezza” è una mostra dell’INAH (Instituto Nacional de Antropología e Historia), l’istituzione più importante del Ministero della Cultura del Messico.
Curata da Karina Romero Blanco e strutturata in quattro sezioni, l’esposizione, che è il risultato della particolare attenzione per le tematiche specificamente artistiche della civiltà maya, presenta oltre 250 reperti (sculture in pietra, stele monumentali, elementi architettonici, figurine in terracotta, vasi, maschere in giada, collane, orecchini, strumenti musicali, incensieri, ecc.) che danno al visitatore la possibilità di esplorare gli aspetti artistici di una delle civiltà più affascinanti dell’America precolombiana.
L’INAH è l’istituzione più importante della ‘Secretaría de Cultura de México’, incaricata della ricerca, conservazione e diffusione del patrimonio archeologico, antropologico, storico e paleontologico del Messico, con il fine di rafforzare l’identità e la memoria della società che lo detiene."
E' quindi un'occasione davvero unica per ammirare manufatti provenienti dal lontano Messico, così diversi da quelli delle nostre culture antiche.
Penso ad esempio ai canoni di bellezza, cui siamo abituati in relazione alle antiche civiltà mediterranee, qui è tutto altro: una raffigurazione così diversa dell'umano e del divino e un rapporto radicato con il mondo animale fatto di simboli precisi e attribuzioni di poteri che mi hanno ricordato il rapporto uomo-animale presente anche nell'antico Egitto.
Le quattro sezioni in cui si articola l'esposizione sono: il corpo come tela; il corpo rivestito; la controparte animale; i corpi della divinità.
Mi ha colpito il non utilizzo di metalli preziosi come l'oro e l'argento, preziosi per noi, ma non per i Maya che pur li avevano a disposizione e che furono all'origine della loro distruzione;



e poi la loro scrittura...


"La bellezza è negli occhi di chi l'apprezza, contemplarla trasforma le nostre emozioni e migliora la nostra energia. E' una percezione concettuale legata a tutti gli aspetti della vita e l'arte è una delle forme in cui si esprime: ne è il linguaggio".








E poi le tante sculture di animali, ognuna con il loro significato...




Pensate, ad esempio, che per i Maya la scimmia rappresentava le arti ed era incaricata di trasmettere agli uomini i disegni divini attraverso la scrittura, era il guardiano della saggezza:


Insomma tutto molto diverso dal nostro modo di concepire l'arte e la bellezza.

Tra l'altro all'ingresso del palazzo che ospita la mostra potete ammirare una riproduzione in legno e metallo della Nike di Samotracia opera di Francesco Rubino, tanto per darvi l'idea del contrasto.


La mostra è visitabile fino al 5 marzo 2017 (qui trovate orari di apertura ordinari e straordinari e costo dei biglietti con l'audioguida inclusa).
E' organizzata da Kornice e Arthemisia Group.
E ve la consiglio - se siete in zona - merita davvero.
Ve ne ho fornito solo un piccolo estratto, così da ingolosirvi un pochino. 
Se l'avete visitata scrivetemi la vostra opinione, sono curiosa.
Buon fine settimana e a presto :)

Foto: tutte le foto di questo post sono opera mia

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