martedì 30 novembre 2010

Santa Caterina. E la festa si avvicina...

Si è conclusa domenica la tradizionale Fiera di Santa Caterina che ha animato Piazza Primo Maggio dal 25 novembre (giorno in cui si festeggia la Santa) a domenica appunto.



La Fiera è una tradizione antichissima della città di Udine. Pare infatti sia nata nel lontano 1380 per volontà dell’allora Patriarca Marquardo di Randeck ed è dedicata, non alla più nota Caterina da Siena, ma a Caterina di Alessandria d'Egitto, patrona dei filosofi, dei mugnai, degli studenti, ma anche delle apprendiste sarte.
Note storiche a parte, per me questa fiera rappresenta, fin dall'infanzia, l’inizio del periodo natalizio.
Passeggiare tra le bancarelle, ancora oggi, mi porta nella dimensione della festa. Nonostante il freddo, nonostante la pioggia e, quest’anno, anche la neve, un giro è rigorosamente d’obbligo.



Seguitemi dunque tra i suoi colori,




tra i suoi profumi,




tra i suoi sapori,



tra le dolcezze che piacciono a grandi e piccini



e lasciatevi trasportare in quest’atmosfera incantevole e spassionatamente pre natalizia...



Foto: Cristina & Elena

giovedì 18 novembre 2010

Melanzane mon amour…

La nonna diceva sempre che ogni stagione ha la sua verdura, tuttavia oramai siamo abituati a trovare tutte le verdure tutto l’anno e ogni tanto uno strappo alla regola lo faceva anche lei. Specie, poi, in periodi di pioggia persistente, in cui al gradito spuntare di un raggio di sole, si accompagnava la voglia di estate e di..melanzane.
Questa è una ricetta che trovò in non so quale rivista e che fu subito promossa nella sua famosa agenda/ricettario.
Medaglioni di melanzane e ricotta
Ingredienti per otto medaglioni:
1 melanzana oblunga grande o 2 piccole;
250g di ricotta
1 uovo
1 panino raffermo
½ cipolla bianca
1 spicchio di aglio
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
6 pomodorini ciliegia
erba cipollina e basilico
olio, sale e pepe
In una padella antiaderente soffriggete con un cucchiaio di olio lo spicchio d’aglio e la cipolla tagliata fine. Togliete lo spicchio d’aglio e aggiungete la ricotta e il panino, precedentemente privato della crosta e ammorbidito nel latte. Cuocete per alcuni minuti a fuoco medio, facendo in modo che gli ingredienti si amalgamino bene, completate con una macinata di pepe, togliete dal fuoco e lasciate raffreddare.
Tagliate la melanzana, eliminando gli estremi, a rondelle spesse circa 1/2 cm, in modo da ottenere dei medaglioni. Grigliateli per alcuni minuti, ossia finché non diventano morbidi (attenzione a non bruciarli) e disponeteli sulla teglia del forno o in una pirofila, sempre sopra un foglio di carta da forno.
Tagliate i pomodorini a piccoli cubetti e poneteli in una ciotola con un po’d’olio, sale, pepe, alcuni steli di erba cipollina tagliuzzati e circa 4/6 foglie di basilico spezzettate.
Una volta che il composto di ricotta si sarà raffreddato, versatelo in una terrina, aggiungete l’uovo, il parmigiano e regolate di sale.
Componete i medaglioni, ponendo sopra le melanzane il composto di ricotta e guarniteli con i pomodorini.


Passate in forno già caldo a 180° per circa venti minuti e poi per 5 minuti sotto il grill, in modo che i vostri medaglioni assumano un colore dorato.


Serviteli tiepidi accompagnati da un buon vino bianco secco.
Se vi sono avanzati ritagli di melanzana, poneteli in una padella antiaderente a soffriggere con uno spicchio d’aglio, aggiungete i pomodorini e delle olive nere tagliate a pezzettini. Una spolverizzata di origano e qualche foglia di basilico e..voilà..il sugo per la pasta dell’indomani.
E speriamo che nel frattempo abbia smesso di piovere!




Foto: Elena e Cristina 

martedì 16 novembre 2010

Di mostre e palazzi...

Venerdì 12 novembre ho partecipato all’inaugurazione della mostra: “La Cattedra Papale” che resterà aperta fino al 9 gennaio 2011, presso le Gallerie del Progetto di Palazzo Valvason Morpurgo.
Attraverso un percorso di immagini, materiali, bozze, fino ad arrivare all’opera finita, si ripercorre la creazione della seduta che Papa Benedetto XIV ha utilizzato a Torino, il 2 maggio scorso, per la celebrazione della messa, in occasione della Solenne Ostensione della Sacra Sindone e per il successivo incontro con la gioventù.
Oltre a percepire chiaramente l’impegno profuso dal Distretto Industriale della Sedia di Manzano nel creare un’opera che resterà nella storia, non solo come simbolo di fede, ma anche di eccellenza dell’artigianato italiano e friulano, sono rimasta affascinata dalla bellezza delle sale del Palazzo che la ospita e che non avevo mai avuto occasione di visitare.
Palazzo Valvason Morpurgo è situato nella centrale Via Savorgnana, a pochi passi sia da Piazza Libertà che da Piazza Duomo, su cui si affaccia il suo delizioso giardino all’italiana.
Abitato fin dal 1700 da varie famiglie nobili udinesi che lo hanno abbellito nel corso degli anni sia esternamente che internamente, deve il suo nome prima alla famiglia dei conti Valvason che contribuì alla realizzazione della facciata così com’è tutt’ora



 e commissionò il ciclo di affreschi che orna, in particolare, il soffitto dello scalone marmoreo, che conduce al piano superiore.
Nel 1871 il Palazzo fu acquistato dal banchiere Abramo Morpurgo e conobbe un’ulteriore stagione di migliorie, fra cui la realizzazione della fontana con la ninfa neoclassica al centro del giardino che vedete qui sotto.



Oggi è sede di mostre ed eventi culturali organizzati a cura dei Civici Musei e del Comune di Udine.



E’ stata per me una bella occasione per mostrare ad Elena un pezzo di storia passata e uno di…”Storia futura” .

Per ulteriori informazioni potete dare un’occhiata qui:


Foto: Cristina, Elena e ASDI Sedia

sabato 6 novembre 2010

Il pranzo della domenica

Uno dei ricordi più nitidi della mia infanzia resta quello dei pranzi della domenica.
Mia nonna, infatti, oltre a santificare dal punto di vista religioso la festa, lo faceva anche da quello gastronomico.
Passata indenne attraverso due Guerre Mondiali con relativi periodi di carestia, la domenica non poteva dirsi tale senza uno dei suoi famosi arrosti.
Immaginatevi ora di aprire gli occhi dopo svariate ore di sonno ristoratore e percepire nell’aria un aroma di salvia e rosmarino invece che del più classico caffè e brioches…

Arista di maiale al forno con patate

Ingredienti:
un pezzo di arista di maiale di circa 500g (questo è il quantitativo per noi che siamo in 2 più bambina, per 4 persone andrei sui 700g)
1 etto di lardo pancettato o di pancetta steccata
½  cipolla
1 piccolo spicchio di aglio
alcune patate (qui la dose è variabile a seconda della grandezza della pirofila che utilizzate)
salvia, rosmarino, timo
3 o 4 bacche di ginepro
sale, pepe, olio

Tritate lo spicchio di aglio assieme alle foglie di salvia, al rosmarino e al timo, ponete il trito così ottenuto in un piatto e rotolateci dentro l’arista in modo che il trito copra la superficie del vostro arrosto, quindi copritelo con le fette di lardo pancettato o di pancetta e legatelo con uno spago da cucina.
Irrorate d’olio una pirofila spolverizzate di pepe e ponetevi il vostro arrosto dopo averlo fatto rotolare in modo che l’olio si distribuisca uniformemente sulla superficie del medesimo. Sbucciate la ½ cipolla e tagliatela a metà. Ponete le due metà nella pirofila assieme alle patate, sbucciate e tagliate a spicchi (non tritate la cipolla, altrimenti rischia di bruciare e dare un gusto amarognolo al tutto), aggiungete ancora qualche fogliolina di salvia e rosmarino e le bacche di ginepro leggermente schiacciate.





Infornate a 180° per circa un’ora (se l’arista è da 500g) di cui la prima mezz’ora coperto con un foglio di alluminio, la seconda mezz’ora girandolo prima da una parte e poi dall’altra. Infine per 15 minuti con il calore solo da sopra in modo che, sia l’arrosto che le patate, risultino ben dorate.
Importante: non salate nulla fino a questi ultimi minuti di cottura, altrimenti la carne di maiale diviene stopposa.
Per quanto riguarda i minuti di cottura io mi sono basata sul mio forno che è elettrico non ventilato. A seconda del tipo di forno infatti i tempi di cottura possono variare, quindi vi suggerisco di sperimentare in base al vostro forno.
Per testare la cottura, usate una forchetta, quando entrerà nella carne senza fatica sarà ok.






Se non avete gli aromi freschi potete usare quelli secchi che si trovano nei vasetti al supermercato e aggiungere questi all’aglio tritato.
L’arrosto va servito caldo, tagliato a fettine sottili e accompagnato dalle sue patate.

Altra cosa che non mancava mai sulla nostra tavola della domenica erano i fiori freschi, quindi nell’augurarvi buon appetito e buona festa vi lascio quest’immagine floreale realizzata dalla mia piccola bimba fotografa.




Foto: Cristina e Elena

giovedì 4 novembre 2010

Il mattino ha l’oro in bocca…

Eccomi qua.
Non c’è niente di meglio di una giornata soleggiata d’autunno per dare inizio a questo che io considero una sorta di viaggio condiviso. Un viaggio nel tempo, grazie ai ricordi di nonna, un viaggio attraverso la “mia” Udine, che, come ogni città in Italia racchiude tanti tesori incantevoli, un viaggio nei sapori e nei colori, una storia fatta di momenti da raccontare a chi avrà voglia e tempo di leggere,ma, soprattutto, alla mia bambina, la piccola Elena dai grandi occhi vivaci e curiosi.
Dopo averla lasciata a scuola stamattina mi sono diretta nel “salotto della città", ossia Piazza Matteotti, nota anche agli udinesi come Piazza delle Erbe o Piazza S. Giacomo.

La piazza è situata in pieno centro storico ed è, forse, la più antica, in quanto conosciuta fin dal 1248 con il nome di “Forum novum”. Qui nelle giornate di giovedì e sabato è ospitato un colorato, piccolo mercato.
Aggirarsi tra le bancarelle di frutta e verdura, pesce, fiori e prodotti vari, mentre piano piano tutto si anima è una delle cose che preferisco, mi riporta indietro a quando lo facevo tenendo stretta la mano di nonna..



Lei adorava camminare per la città con qualsiasi tempo atmosferico e la piazza era una tappa fissa. Una piazza dove c’erano ancora le contadine che portavano i loro prodotti agricoli, le uova e i formaggi con le ceste..Oggi le contadine non ci sono più e sono apparse le bancarelle cinesi, segno dei tempi che cambiano e, presto, anche il mercato stesso avrà un’altra collocazione. Non entro nel merito di scelte che competono all’amministrazione comunale, ma a me mancherà moltissimo: un motivo in più per lasciarne testimonianza in queste poche righe.
Benvenuti a tutti!


Immagini: Cristina
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